centotre-e-tre n.15: muddafaccas

Riassunto delle puntate precedenti:

Bruno Lauzi – Garibaldi
Peggy Lee – Why Don’t You Do Right?
Tony Bennett & Lady Gaga – The Lady Is A Tramp
Joni Mitchell – Chelsea Morning
Neil Young – Cortez The Killer
Banda El Recodo – El Corrido De Matazlan
Los Cuates de Sinaloa – Negro Y Azul: The Ballad Of Heisenberg
Los Tucanes de Tijuana – El Chapo Guzman
Cholo Valderrama – Llanero si soy llanero
Celia Cruz – La Vida Es Un Carnaval
Duke Ellington – The Mooche
Renato Rascel – Romantica
Igor Stravinskij – Pulcinella Orchestral Suite – Part I/III
David Bowie – Pablo Picasso
Prince – Cream

La volta scorsa abbiamo divagato, ma oggi torniamo a parlare di musica, e lo facciamo usando il titolo dell’ultima canzone: da Cream a C.R.E.A.M., acronimo di Cash Ruines Everything Around Me. Si tratta del singolo più importante di un album considerato un capolavoro dell’hardcore rap, Enter the Wu-Tang: 36 Chambers. Loro sono i Wu-Tang Clan, io oggi mi faccio chiamare Gru JF Killa.

Tipo gli Avengers ma vestiti peggio

Tipo gli Avengers ma vestiti peggio

Partiamo dall’inizio.
Intanto l’hip hop, genere che arriva da lontano, nato negli anni ’70 ed esploso due decenni dopo, quando si smarca dall’area statunitense e si diffonde un po’ dappertutto.

Basso incalzante, batteria in quattro quarti, musica campionata e un tizio che ci rima sopra e agita le mani. Più o meno l’hip hop è quello, nelle sue varie declinazioni. L’hardcore rap si distingue per i testi molto duri che parlano di povertà e crimine, beat minimale, gente che dice shit, man, e yo maddafacca, e nigga. Notorious B.I.G. è stato uno dei suoi profeti, finché non gli hanno sparato nel ’97. I Public Enemy stanno a un’estremità temporale di questa linea, e i Wu-Tang Clan stanno all’altra, anche se cominciano a essere datati pure loro.

A differenza dei primi, musicisti che prestavano la loro opera quasi esclusivamente al gruppo, Wu-Tang Clan è un collettivo composto da MC’s con una propria carriera solista. Un MC è tipo la cintura nera dei rappers, un artista capace di improvvisare rime anche mentre il dentista gli sta chiudendo un molare e di avere sempre la capacità di trascinare chi lo ascolta senza dovergli puntare per forza una pistola alla tempia.

Il progetto nasce negli anni ’90 con l’intenzione di rivoltare l’industria discografica: non più un gruppo che sforna album di successo, ma qualcosa di più simile a un’idea di fondo a cui i singoli artisti collaborano. Producono un album ispirato al cinema di kung fu: le 36 stanze del titolo sono quelle che, secondo la tradizione shaolin, un discepolo deve attraversare per diventare un monaco guerriero e poter lasciare il tempio; in ognuna è celata una prova difficilissima, in genere una televisione accesa e una poltrona. Pochissimi riuscivano a resistere due ore davanti al Boss delle Cerimonie o X Factor, molti finivano per strapparsi gli occhi e ficcarseli nelle orecchie.

Il leader del gruppo si chiama RZA, e meriterebbe un capitolo da solo in cui raccontare delle sue esperienze musicali e cinematografiche. È uno di quegli artisti che hanno fatto tutto e tutto gli è uscito bene, compreso diventare un action figure vestito da cattivo di G.I. Joe.

Ha scritto, diretto e interpretato un film di kung fu che dal trailer sembra Tarantino dopo una serata di eccessi al Drago D’Oro All You Can Eat. Rotten Tomatoes gli ha assegnato un voto peggiore di quello per Sausage Party, che posso testimoniare essere un film orrendo, ma come può un film di rapper neri e guerrieri cinesi essere brutto? Stiamo parlando di hip hop, pugnali, sesso e kung fu, secondo me hanno recensito un’altra pellicola.

si capisce che è un film elegante dalla scelta degli accessori

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Ma io sono di parte, con quella roba ci ho attraversato i miei vent’anni.

Nel ’95 ci si spingeva così a nord di Manhattan solo per trovare della droga, che scambiavi coi fumetti Marvel, dato che le edicole da quelle parti avevano vita brevissima: il mercato delle pubblicazioni era in mano alle gang, ogni giorno finivi in una sparatoria per strada. La West Coast mandava i suoi sgherri per saturare il mercato locale con le storie di Occhio Di Falco, Tigra e Wonder Man, ma New York resisteva, e se la tua edicola non si allineava vendendo i fumetti di Luke Cage te la facevano saltare in aria.

Io avevo un contatto in una palazzina senza vetri alle finestre, un nido di tossici in mezzo al degrado. Lui si chiamava Alex, si faceva di eroina e Spectacular Spiderman. Una volta al mese gli portavo le sue storie preferite e lui mi metteva in mano una bustina di cristalli lattiginosi.

Li consumavo sul posto, nessuno sembrava badarci: non c’è come il down da crack per abbattere i pregiudizi razziali.

In quella stanzetta senza riscaldamento ho trascorso dei bei momenti col mio amico Alex. Fra un tiro e l’altro metteva su un cidi e mi raccontava di quella volta che fuori da Nell’s lui e Tupac se ne fossero fumata una insieme.

Un giorno ci facemmo un viaggio pazzesco sul mettere su un duo hip hop, io mi sarei chiamato Gru JF Killa e lui Dr. Suga, avremmo iniziato per strada, finché non ci avrebbe notato qualche pezzo grosso che ci avrebbe invitati nel suo studio per incidere un demo. Alex si esaltava, diceva che avrebbe portato la cassetta a un suo amico che aveva una radio lì a Harlem, ma non una di quelle che passano tutto il giorno Bobby Womack, un canale moderno, innovativo. Mi diceva “Man, you gotta trus’ dis nigga”. Si vedeva di lì a due anni a farsi tutta la Broadway ben vestito, sul retro di una decapottabile, dalla miseria del suo quartiere fino a un ristorante in centro che conosceva, dove uno come lui non sarebbe potuto entrare mai.

Neanche un mese dopo era morto, sopraffatto dai sogni che scioglieva nel cucchiaino.

Quando spararono a Tupac mi sentii sollevato. Non aveva senso, il mio amico si era ammazzato da solo, ma mi sembrò che qualcosa avesse ritrovato il proprio equilibrio, come se le ingiustizie mi avessero ricordato che sapevano colpire in ogni strato sociale.

quante volte ti hanno sparato, Tupac?

quante volte ti hanno sparato, Tupac?

Non era così, naturalmente. La guerra che interessava quelle persone era così legata al potere dei soldi che anche un episodio così violento rappresentava un’offesa per i poveracci come Alex.

Però a vent’anni non vedi altro che due squadre, la tua e quella avversaria, e ti schieri dalla parte dell’unica ragione che puoi accettare. 2Pac era il nemico, Biggie il buono, l’East Coast, New York, Harlem, Method Man, le dunk high, a vent’anni il tuo mondo te lo porti cucito addosso e non riesci a vedere più lontano di così.

E dimmelo, dai, lo so che ci tieni

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