I vent'anni di Achtung Baby

Non so se vi è mai capitato di voler scrivere un post per il ventennale del vostro disco preferito e di non riuscirci perché vi succedono un mucchio di cose impreviste. A me è successo oggi.

Me lo stavo preparando da più di un mese, il ventesimo compleanno di Achtung Baby, il mio disco preferito da quando ho rotto la cassetta di “Le più belle sigle dei cartoni in tivù” che conteneva Orzowei e Supergulp. Volevo celebrare degnamente quello che oltre ad essere il miglior disco del gruppo di Dublino è anche lo scotch con cui ho sigillato interi scatoloni di ricordi di gioventù, che il 1991 per me è stato un anno parecchio fico.
E insomma, me lo volevo proprio gustare questo ventesimo, volevo mettermi lì e scrivere il post perfetto, impiegarci una settimana, un mese se era il caso, non buttare giù una roba di getto e non farmi trovare impreparato.

Solo che poi mi sono dimenticato.

Stasera torno a casa dalla spesa e mi viene in mente mentre sono in autostrada, immerso nella nebbia fra il casello di Arquata Scrivia e quello di Budapest Zona Industriale (nella nebbia è sempre difficile orientarsi), che oggi è il 20 novembre, e il compleanno del mio disco preferito era l’altroieri. Vabbè, torno a casa e mi metto a scrivere qualcosa di decente, in fondo ho tutta la sera per non produrre la solita schifezza.

E invece non ce l’ho avuta tutta la sera, perché le cose non vanno mai come te le programmi, neanche quando non te le programmi apposta per non fartele rovinare dall’imprevisto, alla fine l’imprevisto si rende prevedibile e ti frega lo stesso.

Succede, per esempio, che da dieci giorni debba somministrare un antiemorroidale a Jack Oneyed, perché ha avuto la brillante idea di partecipare a un gioco erotico con la cagna dei vicini e si è fatto infilare una strapping ball nel sedere, irritandosi le ghiandole paranali. A parte che vorrei sapere dove si è procurato l’oggetto, che i miei sollazzi sono diversi, e comunque non di quel colore, ma poi almeno usa del lubrificante, checcazzo!
Così tutte le mattine e tutte le sere devo infilarmi un guanto in lattice e dirgli di voltarsi per potergli dare la pomata. Non fa resistenza, ma è una cosa lunga, una mezz’ora ce la perdiamo sempre. Senza contare i preliminari, i baci con la lingua e tutto il resto.

Terminata la sgradevole funzione mi preparo finalmente per andare a dormire, ma non è ancora finita, perché mi scrive un amico per andare allo stadio giovedì a vedere il Genoa in Coppa Italia. Gli rispondo di si anche se non vedo una partita da mesi, o forse proprio per quello, sebbene oggi mi abbiano detto che col Novara è stato più noioso che vedere due focomelici che si sfidano a braccio di ferro. Sbrigata anche quella pratica non mi resta che prendere il portatile e andarmene a letto, ma mi chiama Vivienne Westwood per mostrarmi le foto della sua ultima sfilata di moda. Lo fa spesso, va a fare questi servizi fotografici e poi me li mostra per chiedermi un parere, sa che mi fa piacere aiutarla. Solo che è già tardi e vorrei mettermi a scrivere il mio pezzo prima di dormire, e domani devo andare a lavorare, non mi va di stare sveglio fino all’una.

Provo a smarcarmi con gentilezza, ma quella insiste, mi mostra sedici foto della sua modella che non ride mai, mi chiede quale preferisco; gliene indico tre a caso, la due, la otto e la undici, senza sapere veramente che foto siano, giusto per farla contenta, tanto alla fine se le sceglierà lei come al solito; la saluto e me ne vado, ma mi arriva un altro messaggio dal mio amico dello stadio, vuole sapere se i biglietti li prendo io o deve occuparsene lui.

L’orologio indica che ho già superato di parecchio il momento in cui normalmente chiudo gli occhi e li riapro la mattina, va a finire che non riuscirò a dormire otto ore come previsto, e la cosa mi turba parecchio, mi ha detto il dottore che se non dormi almeno otto ore per notte ti vengono le rughe e finisci per somigliare a Keith Richards, ma senza saper suonare la chitarra, e ho paura che con le rughe il mio celebrato fascino da quindicenne imberbe subirà danni irreversibili, e ai prossimi MTV Awards chiameranno a presentare la serata Gasparri, che tanto adesso è senza lavoro e ha già dato la disponibilità.

Rispondo al mio amico che i biglietti non servono, per il mio anniversario di non matrimonio (non so come si dica quando due festeggiano il giorno in cui non si sono sposati perché il parroco che doveva celebrare la funzione è rimasto chiuso nel confessionale e hanno dovuto usare la motosega per tirarlo fuori, ma quando ci sono riusciti si sono accorti che nell’operazione gli avevano tagliato un braccio e adesso non poteva più infilarti l’ostia in bocca e quindi la cerimonia non era più valida, e intanto che chiamavano il prete di riserva hanno fatto uscire la safety car guidata dal chierichetto, ma a quel punto gli invitati gli è venuta fame e hanno disertato la funzione in massa per andare al ristorante, e la sposa non si è più voluta sposare, perché un matrimonio in chiesa cosa lo celebri a fare se non c’è nessuno che ti guarda?) un altro mio amico che era appena tornato dall’Afghanistan mi ha portato un prodotto tipico del posto e ce l’ho ancora lì sul caminetto, carico. Vedrai che ci fanno entrare senza chiederci neanche i documenti.

Riprovo ad andare a letto, ma lo so già cosa sta per succedere, e infatti succede: Vivienne Westwood mi mostra altre sessantacinque foto delle sue modelle e mi chiede se stanno meglio ritagliate dalla vita in giù o dalla testa in su. Le rispondo in malo modo, di tagliarle dai piedi in su e fare le foto al gatto ciccione, che è più fotogenico, e naturalmente si adonta. Mi dice che dovrei essere più gentile, che ho avuto tutto il giorno per scrivere, non è che mi devo ridurre proprio a quest’ora, e io le spiego che scrivere non è come lavare i piatti, che se lo fai ora o domani è lo stesso, che tanto i piatti sono sempre lì; scrivere è più come dover fare la cacca, devi aspettare che il momento sia propizio, sennò stai delle ore seduto a leggere e per quanto ti sforzi non tiri fuori niente.

Bella quest’immagine, molto efficace, devo rivendermela.

A quel punto me ne vado finalmente a letto, ma tutto quello che volevo scrivere su Achtung Baby mi è passato di mente, oramai l’ho perso. E si è fatta anche un’ora allucinante, sono sicuro che domani avrò le occhiaie e dovrò darmi la crema per il viso che puzza di colla di pesce e al lavoro tutti mi piglieranno per il culo e mi chiameranno Uomo Tinca. Detesto quando mi chiamano Uomo Tinca, la tinca è un pesce veramente insulso, ha quell’espressione ebete.. Preferirei che mi chiamassero Uomo Salmone, che richiama certi valori come la caparbietà, l’anticonformismo.. ma la tinca, dai. Anche il nome è insulso, fa venire in mente un contenitore di plastica dove mettere la biancheria sporca. “Cos’è quest’odore di morte? Hai di nuovo dimenticato di togliere i calzini sporchi dalla tinca?”. Per favore..

Vabbè, niente, neanche stavolta scriverò il mio pezzo su Achtung Baby e i miei futuri rapporti di lavoro sono compromessi e anche la mia vita sentimentale con Vivienne Westwood sembra arrivata al capolinea, ma cerchiamo di vedere gli aspetti positivi, eh? Per la prima volta sono riuscito a usare “adonta” in un post, che erano anni che volevo farlo e non si era mai presentata l’occasione.
Stanotte dormirò poco, ma almeno dormirò felice.

Pubblicato da

spassky

Pablog è l'identità segreta di uno scrittore premiato con un paio di nobel alcuni anni fa, ma di cui non si vanta in giro perché il primo l'ha ricevuto per un disguido postale e il secondo come riconoscimento per aver restituito il primo al suo legittimo proprietario. Però un giorno ne riceverà uno per il suo lavoro, ne è certo. Solo che sarà il nobel per la medicina.

0 pensieri su “I vent'anni di Achtung Baby”

  1. ma che disco era, più?

    dovresti scrivere un post intero sulle av venture di Jack Oneyed, così ti dico che il libro m’è piaciuto un casino, ma visto che non l’hai ancora scritto, non te lo dirò.

    che poi ho iniziato a leggerlo ma l’ho dimenticato a casa e per fare un viaggio mi sono preso Febbre a 90′ di Hornby, e, alla fine, qualche viaggio avanti e indietro dopo, li ho letti in stereofonia e li ho finiti entrambi ieri, quindi mi è sembrato più che naturale associare te e il calcio, da qui la mia ovvia idea di chiederti di vedere una partita probabilmente insulsa, ma che almeno si gioca di giovedì.

  2. Era quel disco che c’era dentro il pupazzo di Bimbumbam e in copertina Adam Clayton nudo col pisello in vista.
    Il post sulle avventure di Jack Oneyed dovrò mettermi davvero a scriverlo, sennò il libro sulle avventure di Jack Oneyed non lo compra nessuno e a me tocca fare il magazziniere tutta la vita.
    Delle tue vicende di lettore ci ho capito poco, tranne che dovresti metterti un e-reader sul telefonino, però allo stadio ci vengo solo per salutarti, che della partita mi frega talmente poco che se invece di andare allo stadio andassimo a vedercela in un bar sarebbe la stessa cosa, guarda.
    Dice il Subcom che nel caso verrebbe anche lei, e che dovrei fare uno spinotto di Jack Oneyed, qualunque cosa significhi.

  3. Adonta dei vostri propositi mi unirei volentieri giovedì salvo festeggiamento del compleanno materno che cade proprio in quel dì..

E dimmelo, dai, lo so che ci tieni