vabbè ciao

Così è finito anche il 2016 e, salvo sorprese dell’ultimo minuto non dovrebbe morire più nessuno di memorabile. L’ultima vittima è arrivata ieri sera, mentre ero al cinema a vedere Passengers: sono morti i miei coglioni.
Lo sapevo, quando la recensione dice “Un romance che va preso col sorriso sulle labbra, raccomandando occhi e cervello alla leggerezza “ è perché non possono scrivere che fa schifo, significa che devi starci lontano.
Ma il mio amico Cinemillo ha un fiuto particolare per i film di merda, e poi a Genova il 30 dicembre c’è il coprifuoco, sono tutti barricati in casa ad aspettare domani per sfogarsi, i locali sono chiusi, e quei pochi che trovi aperti dentro hanno solo il barista appoggiato al bancone che gioca col cellulare. Se non vai al cinema giri come uno scemo al freddo e torni a casa con la mascella slogata dagli sbadigli. E poi Rogue One l’ho già visto, e i Pooh te li vai a vedere tu.
Così la carta cinema me la sono già giocata ieri sera, e adesso mi resta solo da scrivere il lungo, noioso riepilogo di questo infame 2016.

Che però non scrivo, perché le cose belle che mi sono capitate quest’anno interessano solo a me, e quelle brutte proprio a nessuno, così come i buoni propositi per l’anno che verrà, che sarà anche peggiore di questo per quel che riguarda morti famose e incidenti di percorso, dicono che dobbiamo rassegnarci al tempo che passa e che è tutta colpa dell’internet, meno male che c’è Trump che nel 2017 scatenerà una guerra atomica con la Cina e diventeremo tutti fosforescenti, tranne Chris Pratt che nel film di ieri sera si è preso in faccia lo scarico di un reattore nucleare e non si è fatto niente, neanche strinato le sopracciglia, niente di niente, la scena dopo aveva di nuovo il culo per aria e tutte le donne in sala dicevano aawww. Gli uomini dicevano yaaawn, e se non cogliete la differenza è perché avete letto pochi fumetti nella vostra vita e se sopravviverete all’olocausto del 2017 vi consiglio di approfittare di tutte quelle librerie rimaste abbandonate e di farvi una cultura. Tanto che dopo il fallout vi resterà un sacco di tempo libero.

Per me ho solo una raccomandazione da fare, e sta tutta in questa striscia di Calvin & Hobbes:
basta mostri sotto il letto.

al mondo non ci sono abbastanza fumetti di Calvin & Hobbes

vado un po’ a braccio

Stanco di parlare di calcio, cui ho dedicato tutte le mie ultime rare povere attenzioni, torno a fare ciò che amo di più, dopo mangiare faresesso leggerefumetti ascoltaremusica giocareaivideogiochi andareinbici arrampicarmi andareallostadio guardarefilm ubriacarmicongliamici ballareneilocalipocoaffollatidovemettonobellamusica non necessariamente in quest’ordine: scrivere cazzate tanto per scrivere, senza curarmi di cose superflue come lavarmi metterelapunteggiatura andareacasa.
Andareacasa, per dire, come se non ci fossi già a casa, come se ci fosse un altro posto che posso chiamare casa, che sono felice di chiamare casa nonostante i disagi, il gatto più grasso e peloso del mondo, la tele senza antenna, il pici lontano, pochi giochi nella pleistescio. Ebbene, ed è una novità, un posto così c’è. C’è e giorno dopo giorno me lo sento cucito addosso come una camicia costosa tagliata da un sarto di quelli bravi; indosso la mia nuova cuccia come un paio di scarpe che non fanno male, o sarebbe meglio dire come un paio di pantofolone con la bandiera del Brasile stampata sopra, neanche usassero pantofole pelose in Brasile.
Che poi non è mica una cosa difficile ritagliarsi un proprio angolo fuori dalle mura paterne, basta portarsi via tutti i cidi e i film, e finalmente tutti i libri. Non ne potevo più di vivere separato dai miei libri, finalmente posso tenerli tutti insieme a casa mia, invece che sparsi fra qui e la libreria di mia mamma. Sono tornato a sfogliare titoli che avevo scordato di possedere, mi sono immerso un’altra volta in pagine dimenticate, ho riassaporato parole che non conoscevo più, ritrovato vecchi amici sepolti..
Passati quei dieci fantastici minuti ho richiuso tutto e mi sono riletto per l’ennesima volta le strisce di Calvin & Hobbes.
Per scrivere strisce senza i ho dovuto consultare il dizionario, però so scrivere giusto Calvin & Hobbes e Dostoevskij. Questo in che categoria mi mette, nel 66% di cittadini italiani quasi analfabeti o nel restante 34 di inetti colti?
Eggià, in Italia ci sono 6 milioni di analfabeti, 4 di laureati, una folla nel mezzo che cerca di coniugare giusti i congiuntivi, e io sto qua a parlare di quant’è bella casa mia. Ma dov’è il mio impegno sociale? Dovrei vergognarmi dovrei! Come italiano dotato di senso civico, avendo ricevuto un tempo la dose minima consentita di istruzione, essendo il legittimo occupante di un mezzo di informazione visitato da una media di 21,1 persone al giorno, molte meno di quelli che seguono l’isola dei figosi, ma comunque una buona media, dovrei sfruttare l’occasione per divulgare pillole di cultura, dovrei dare il mio contributo all’innalzamento del tasso di alfabetizzazione!
E pazienza se la maggior parte di quelli che passano di qua cercano foto di Sveva Sagramola nuda, se non altro hanno spodestato i cercatori di minorenni..
Si, è giusto, in fondo non mi costa niente aiutare il prossimo, e se una domenica allo stadio, dopo avermi piantato l’asta della sua bandiera in un occhio, un grosso ragazzone tatuato mi prenderà a pugni in faccia gridando “se non ti fossi preso gioco di noi rappresentanti della cosiddetta Tifoseria Organizzata sul tuo blog adesso non avresti messo a repentaglio la tua incolumità e potresti seguire lo svolgersi dell’incontro in un’atmosfera assolutamente gioviale!”, invece di “se non ci pigliavi per il culo la partita la vedevi e invece ora tirompoilculo!”, potrò pensare che un po’ è stato anche merito della mia opera..

Passato remoto indicativo del verbo dire
io dissi
tu dicesti
egli disse
noi dicemmo
voi diceste
essi dissero