Centotre-e-tre n.18: Slumdog Millionaire

Riassunto delle puntate precedenti:

Introduzione
Bruno Lauzi – Garibaldi Blues
Peggy Lee – Why Don’t You Do Right?
Tony Bennett & Lady Gaga – The Lady Is A Tramp
Joni Mitchell – Chelsea Morning
Neil Young – Cortez The Killer
Banda El Recodo – El Corrido De Matazlan
Los Cuates de Sinaloa – Negro Y Azul: The Ballad Of Heisenberg
Los Tucanes de Tijuana – El Chapo Guzman
Cholo Valderrama – Llanero si soy llanero
Celia Cruz – La Vida Es Un Carnaval
Duke Ellington – The Mooche
Renato Rascel – Romantica
Igor Stravinskij – Pulcinella Orchestral Suite – Part I/III
David Bowie – Pablo Picasso
Prince – Cream
Wu-Tang Clan – C.R.E.A.M.
Frances Yip – Green Is The Mountain
VIXX – Error


Nell’episodio precedente siamo diventati ufficialmente anziani, e abbiamo affrontato lo scottante tema della “musica che ascoltano i ragazzini”, mettendoci dalla parte del genitore che ai suoi tempi quella roba lì non esisteva e si ascoltavano i Pu. Ho cercato di darvi una visione distaccata e priva di giudizi, anche perché da quando vivo con una che di pop ci vive, il mio senso critico la mia spocchia si è ammorbidita parecchio.

Comunque il gruppo coreano si chiamava VIXX, che si pronuncia come un famoso marchio statunitense di prodotti per stappare il naso. Ed è proprio a quel marchio che ci rivolgiamo per introdurre il prossimo passaggio, andando a toccare un Paese finora rimasto fuori dalle nostre frequentazioni.

Procter & Gamble è una multinazionale americana, fondata nel 1837 da un candelaio inglese di nome Procter e un saponiere irlandese che si chiamava, come avrete intuito, Gamble. I due si conoscevano per avere sposato le sorelle Norris, e fondarono una società sotto il consiglio del suocero, il signor Chuck. Per 40 anni, P&G si limitarono a produrre quello che sapevano fare, candele e saponi, diventando i fornitori ufficiali dell’Esercito Unionista durante la Guerra Civile Americana, finché negli anni ’80 il nipote di Procter, William Arnett, iniziò ad espandere l’azienda e a introdurre nuovi prodotti.

Ad oggi P&G possiede aziende in tutto il mondo, tranne a Cuba e in Corea del Nord, e produce un’infinità di articoli, come appunto nel caso dello spray contro il raffreddore.
Probabilmente nel vostro bagno, o sotto il lavandino della cucina, ci sono diversi prodotti Procter & Gamble, anche se non lo sapete. La politica aziendale, è infatti quella di utilizzare altri marchi per differenziare le diverse linee di produzione. Perché? Le ragioni sono molteplici, e qui qualcuno ha provato a spiegarle.

Quasi tutte le grandi aziende adottano questo sistema, procurando grossi mal di testa ai consumatori etici, che vorrebbero boicottare l’Unilever per la lista di crimini ambientali che la riguarda, ma vorrebbe dire liberarsi di metà dei prodotti per la casa e l’igiene personale, o sostenere aziende più equo-solidali, che però si trovano solo in una piccola bottega in centro arredata in legno grezzo, che vende prodotti selezionati a prezzi da boutique.

Per qualche anno ci ho provato anch’io, ma essere coerenti fino in fondo con le proprie scelte etiche significa stravolgere il proprio stile di vita a un punto tale che vivere come atto in sé diventa un gesto contro natura, e francamente non ne ho voglia. Ammiro chi ci si dedica con costanza, e non possiede un cellulare, un computer, le scarpe di pelle né quelle che contengono plastica, non mangia carne né derivati animali, non si sposta se non con mezzi pubblici eco-sostenibili, non utilizza prodotti testati sugli animali, quindi niente cosmetici, e quando si ammala si lascia morire perché anche i medicinali richiedono lo stesso tipo di sperimentazione. Davvero, quelli coerenti fino in fondo li ammiro, ma non posso essere come loro.

Ma torniamo alla multinazionale da cui siamo partiti.

Nel 2017 la Vick’s lanciò una campagna pubblicitaria che aveva per tema la famiglia nella società contemporanea: storie toccanti di persone che dovevano affrontare sfide difficili per il bene dei propri cari. La prima storia di “touch of care”, così si chiamava la campagna, era ambientata in India, e raccontava la storia di Gauri, una donna transgender, che adottava una bambina, scontrandosi con la società indiana. Fu un successo enorme in tutto il mondo, il video divenne presto virale, in ogni Paese si volevano adottare bambine, diventare transessuali, vennero venduti un sacco di sari, e l’economia indiana ricevette un impulso così forte che poté permettersi di comprare all’Italia una decina di marò e piantarla di rompere il cazzo coi due che teneva in custodia.

L’unica che non guadagnò granché da questa storia fu proprio la Vick’s. Il suo prodotto si vedeva pochissimo nel video, e neanche in primo piano, e nessuno sembrava fare caso allo sponsor di quella storia.

Si decise di girarne un altro, ambientato nelle Filippine, dove un bulletto di una baraccopoli adotta un bambino e trova la spinta per cambiare vita. Stavolta il prodotto venne inquadrato bene, in primo piano, e a contribuire al successo di video e azienda fu anche il fatto che a nessuno fregava davvero di volersi trasferire in uno slum filippino, e ci si concentrò a dovere sul marchio pubblicizzato.

Ad un certo punto il bulletto redento canta una ninnananna al bambino, mentre lo spalma di crema. Si tratta di Ili Ili Tulog Anay, una canzoncina appartenente alla tradizione degli Hiligaynon, una delle etnie presenti nelle Filippine. Nell’arcipelago che compone questa nazione si parlano 175 lingue diverse, quindi, per offrirvi un panorama completo del Paese che siamo venuti a esplorare, parlerò delle Filippine anche nelle prossime 174 puntate, mostrandovi un video per ognuno dei gruppi etnici riconosciuti.

No, scherzo, dai. La prossima volta andiamo da un’altra parte, anche se non so ancora dove, che a me quest’atmosfera rilassata da dopobomba fa venire voglia di oziare sul divano.

(continua)