La fidanzata malata

Quando la mia fidanzata è a casa malata mi aspetta dietro la porta e mi abbraccia appena entro perché si è sentita tanto sola per tutta la mattina, e mi devo preparare da mangiare con questa specie di zainetto sulla schiena. A niente serve ripetere “No touching!” No touching!”, lei non l’ha mai visto Arrested Development, e ne ignora i tormentoni. Mangio in fretta, che ieri sera mi ero tenuto qualcosa per il pranzo, e mi metto al computer per scrivere due righe di quella storia a cui sto lavorando da un po’ e che non riesco a finire perché mi sono bloccato a un punto morto, ma la sua richiesta di attenzione si fa sentire un’altra volta e, sebbene dieci minuti fa mi avesse detto che stava troppo male per mangiare, adesso mi si appioppa alle spalle lamentandosi che ha fame. Suggerirle di farsene è scortese, per i suoi standard orientali, e fingere di non avere sentito è ridicolo, visto che mi sta praticamente morendo in braccio. Così smetto di scrivere, tanto non riuscivo neanche a muovere le braccia, e mi offro di prepararle qualcosa di veloce, tipo una delle buste che abbiamo comprato dai cinesi, dove aggiungi l’acqua e la polverina si trasforma in Gordon Ramsey con gli occhi a mandorla che ti insulta in una lingua dagli accenti strani mentre ti prepara un brodino con un po’ di riso.

Ovviamente non vuole niente del genere, accampa una serie di giustificazioni puerili, tipo che sta seguendo una dieta cinese che vieta di mangiare alimenti conservati nelle buste di plastica perché il sottovuoto è privo di qi e questo danneggia un equilibrio che alla fine ti porta a volerti scofanare la pizza. Le faccio notare che la cocacola non è che sia meglio, ma lei dice che è zero, quindi con un salto logico che tre o quattro libri di filosofia greca hanno preso fuoco nello scaffale, mi spiega che il fatto di chiamarsi zero la rende una specie di simbolo della dieta, poi mi mostra una pagina della wikipedia cinese in cui si illustrano i benefici dell’aspartame sull’organismo. Le dico che secondo me non c’è da fidarsi, e il fatto nelle foto l’autore della pagina sia un ciccione con una barba posticcia seduto su una bici davanti al mercato delle truffe di Pechino, dovrebbe convincerla a tenersene lontana, ma il suo orgoglio nazionale si accende e lei si inalbera, e mi accusa di essere plagiato da una visione occidentalistica che fa di tutto per screditare il suo Paese. E si mette a insultare Trump, manco ne fossi un sostenitore.

Però è la mia fidanzata, sono innamorato di lei e non voglio ferirla, così cerco di assecondarla e vado a mettermi una parrucca arancione e una cravatta rossa, poi mi metto a cucinare i suoi spaghetti di riso preferiti mentre lei da dietro mi prende a calci sui talloni chiamandomi stronzone.

Con la pancia piena il suo temperamento si addolcisce, e posso tornare a indossare i panni del fidanzato amorevole, anche perché si è fatta l’ora di tornare al lavoro, e se mi presento vestito da presidente degli Stati Uniti i miei colleghi non la piantano più di prendermi per il culo. Già l’altra volta mi sono dimenticato di cambiarmi e da allora mi chiamano Kim Jong Pablo e mi controllano il collo per vedere se ho ancora i succhiotti.

Al mio ritorno la fidanzata è ancora malata, e si trascina per casa come una di quelle creature mezze decomposte a cui devi sparare in testa per farle smettere di agitarsi. No, non gli ospiti dei dibattiti tv, gli altri.
Sul fornello la pentola a pressione è coperta di una strana sostanza marrone che ha invaso tutto l’angolo cottura e sta colando sul pavimento. Provo a chiedere cos’è successo, ma la fidanzata malata si trascina a letto dicendo che è troppo malata per rispondere e ha urgente bisogno di riposare. I gatti mi fanno notare che la loro cassetta è piena di un’analoga sostanza, e che qualcuno dovrebbe pulirla prima che invada anche altre superfici, tipo il pavimento del salotto o quella pila di fumetti nel ripiano più basso della libreria.

A quel punto dovrei ammalarmi anch’io e telefonare a mia madre perché venga a risolvermi i casini, ma l’ultima volta che ci ho provato si è portata dietro i nipotini, che come ogni volta mi hanno smontato il Chewbacca di lego e hanno sparso i pezzi in giro per la casa. Tanto vale che trasloco, ho pensato, e mi sono messo a pulire da solo.

Stanco e depresso come dopo un lunedì di lavoro mi butto sul divano e scelgo un film da guardare, e dopo un po’ arriva la fidanzata malata, che mi si accoccola vicino e aspetta quei venti minuti che mi addormenti, accarezzandomi i capelli con dolcezza, poi cambia film.