conversazione fra Alice e il suo riflesso nello specchio

Sei di nuovo qua.
Piantala.
Lo sapevo che saresti tornata.
Zitta! Lasciami in pace!
L’hai capita finalmente? Tu non appartieni a quel mondo, il tuo posto è di qua. Vieni, dai.

[non si muove]

Beh? Ti muovi o no? Alice!

Non ci credo. Ancora non sei convinta!
Non lo so, devo pensarci.
E quanto ci devi pensare ancora? Tutte le volte la stessa manfrina, arrivi qui davanti carica di sicurezze, stavolta lo attraverso, mi lascio tutto indietro, poi ti fermi, dai un’occhiata, ci ripensi e te ne vai.
Ma credi che sia facile? Lasciarsi alle spalle tutta un’esistenza, tagliare i ponti col passato. Forse per te è una cosa semplice, ma io non sono te, ho bisogno di tempo.
Tecnicamente tu sei me, perlomeno metà di. E comunque non ho detto che sia facile, ma ciò non toglie che vada fatto.
E se non fosse così? Forse io appartengo a questo mondo più di quanto tu credi, forse una parte di me l’ha capito e..
Non la parte dietro lo specchio, questo è sicuro.
Magari sei tu che sbagli.
Magari hai soltanto paura.
E se invece avessi ragione? Altrimenti avrei già attraversato lo specchio, non ti pare? E invece me ne sono sempre andata!
Ma sei sempre tornata qui. Questo non conta?
Il mio ritorno non ha valore se ogni volta me ne vado.
La tua rinuncia non ha valore se non è definitiva.
Qui non si va da nessuna parte..
Bene, vedo che hai inquadrato il problema.
Non mi sei di nessun aiuto, io dico una cosa e tu l’esatto contrario. È uno stallo.
Beh, il fatto che io sia dentro uno specchio dovrebbe suggerirti qualcosa.. Sebbene, dal mio punto di vista, quella nello specchio sei tu.

[sbuffa]

Sì, brava, fai dell’ironia. Io non riesco più a dormire la notte, ho la testa piena di pensieri, non so davvero cosa fare. È come essere tirata da due forze opposte che mi stanno strappando in due. Non ho più forze per vivere con questa indecisione.
Alice, perché vuoi andare via, ci hai pensato?
Perché non sono felice. E non capisco, non mi manca niente, ho un uomo che mi ama, un lavoro che mi appaga, una vita serena. Ho tutto ciò che mi serve, ma non riesco a sentirmi soddisfatta, non lo sento mio. Mi sembra di indossare vestiti della taglia sbagliata.
Ho capito, stai vedendo la gabbia.
Che gabbia?
Tu sei lì che cammini nella tua vita felice, e ad un certo punto, all’orizzonte, vedi qualcosa, nella foschia. Continui a camminare e strizzi gli occhi, e ad un certo punto le riconosci, sono ancora lontane, ma non ti puoi sbagliare, sono sbarre, e tu ci stai andando dritto contro. Allora cambi direzione, e per un po’ va bene, ma un giorno ti accorgi che c’è di nuovo qualcosa all’orizzonte, e stavolta non ti chiedi cos’è. Cambiare ancora è inutile, è chiaramente una gabbia, e tu ci sei dentro, così smetti di camminare, perché prima o poi arriveresti a toccarle, e il pensiero di quel che c’è fuori, e che non raggiungerai mai, è insopportabile. Ti fermi nel mezzo, dove l’orizzonte è libero in ogni direzione, e decidi che puoi accontentarti di vivere lì, lì hai tutto quello che ti occorre, che siano gli altri a camminare sempre, tu puoi stare lì, quello sarà il tuo posto felice. Solo che in quel modo ti sei costruita un’altra gabbia più piccola, e prima o poi ne vedrai le sbarre.
Sì, tu hai una risposta per tutto, sei sempre sicura, ma se è vero che siamo una il riflesso dell’altra per ogni tua certezza c’è una mia incertezza, e io sono l’eterna indecisa. E lo sarò sempre, anche al di là di questo specchio, mi porterò dietro le mie insicurezze, e la mia gabbia, come la chiami tu. Mi faccio prendere dall’entusiasmo, mollo tutto e parto senza voltarmi, ma quanto durerà se i problemi che ho qui verranno via con me? Credo sia ora di crescere, non posso rifare sempre gli stessi errori, non posso scappare sempre. Devo restare qui e far funzionare quello che ho.
E credi di riuscirci?
Almeno potrò dire di averci provato. Se scappo mi resterà sempre il dubbio di non essermi impegnata abbastanza.
È la stessa cosa che dici sempre. Ritorni alla tua vita carica di buoni propositi, ma non durano mai più di un mese. Provi a far funzionare le cose, a farti bastare quel che hai, ma dopo un po’ ti ripresenti qui, e rifacciamo da capo lo stesso discorso.
Magari è quella la chiave di tutto. Ho bisogno di confrontarmi con le mie paure, come quelle persone che solo quando rischiano di perdere qualcosa ne capiscono il valore. Vengo qui per ricaricarmi e trovare nuovi stimoli. Ti ho sempre considerata un’alternativa, ma non puoi esserlo, sei l’altra parte di me. Ci completiamo solo stando separate, adesso l’ho capito!
Come quelle persone che solo davanti alla morte capiscono il valore della propria vita..
Esatto! Vedi che mi capisci!
Quelli sono i suicidi, Alice. Per uno che ce la fa dieci hanno buttato via la propria vita e non hanno capito neanche perché. Te la senti di rischiare? La felicità si trova e si cerca di conservarla, e non è detto che ci si riesca, spesso ti scivola via anche se la tieni stretta. Ma quando cerchi di inventarla non è felicità, è rassegnazione, ed è quello che stai mettendo insieme. Un po’ di tranquillità, un po’ di equilibrio, una manciata di sicurezze, ma se non ci metti la passione è un piatto insipido, e ti voglio vedere a mangiare tutta la vita cibi sani e nutrienti, che non sanno di niente.
Io questa vita la conosco, me la sono costruita io. Sarà insipida, ma è la mia! E devo farla funzionare io, non puoi insegnarmi tu a vivere, cosa ne sai tu di quello che mi è costato essere così? Parli come se mi fossi svegliata una mattina dentro la persona che sono, col mio lavoro, la mia casa e il mio uomo già belli e pronti. Cosa ne sai dei sacrifici, della fatica che ho fatto? Buttare via la mia vita vorrebbe dire non darle alcun valore, significa ammettere di averla sprecata, e io non credo di avere sprecato niente. Non ho rimpianti per quello che sono, credo che potrei essere migliore, ma se per arrivarci devo ricominciare da capo allora no, grazie. Preferisco tenermi stretta la mia mediocrità.
Certe volte la felicità è un lusso che non ci possiamo permettere. Arrivederci Alice, alla prossima visita.
[se ne va]

E dimmelo, dai, lo so che ci tieni