venticinque

È l’una e mezza e dovrei andare a dormire, ma ci tenevo a scrivere questa cosa oggi, anche se oggi è già domani e quindi tecnicamente sono già fuori tempo, ma per me domani comincia fra pochissime ore quando suonerà la sveglia, quindi oggi è ancora il 15 luglio 2014, venticinque anni dopo la sera del concerto a Venezia dei Pink Floyd. E mi dirai, stai sveglio per scrivere ‘sta cazzata? Chi se ne frega dei Pink Floyd, g’han lassà un degheio de scoasse e l’unica cosa buona che ne è venuta fuori è stata la canzone dei Pitura Freska, vai a dormire che domani hai pure lezione.

Solo che no, quella sera lì è anche successa una delle cose della vita che quando ti trovi a mettere un sassolino in fila per ogni episodio importante a quella riservi sempre un sassolino molto più grande degli altri, e il fatto che me la ricordi solo perché mi è stata suggerita da una persona che se la ricorda solo perché c’era il concerto di mezzo non ne riduce l’importanza.

Oggi sono venticinque anni che io e Francesco siamo amici, mi piacerebbe raccontare cosa ha significato per me avere vicino una persona così speciale, cosa abbiamo condiviso e quanto mi senta fortunato a sapere che non siamo mai più distanti di una telefonata, ma non mi va, e non so neanche se ne sarei capace, che le parole arrivano solo fino ad un certo punto. E poi tanto lui lo sa, e va bene così.

Ti voglio bene.

Pubblicato da

spassky

Pablog è l'identità segreta di uno scrittore premiato con un paio di nobel alcuni anni fa, ma di cui non si vanta in giro perché il primo l'ha ricevuto per un disguido postale e il secondo come riconoscimento per aver restituito il primo al suo legittimo proprietario. Però un giorno ne riceverà uno per il suo lavoro, ne è certo. Solo che sarà il nobel per la medicina.

2 pensieri su “venticinque”

E dimmelo, dai, lo so che ci tieni