di passeggiate surreali

Stasera ho cenato presto, mi sono perso a cazzeggiare per un po’ e alle nove e rotti, un’ora prima del previsto, ho portato Jack a fare la sua passeggiata. L’itinerario è sempre lo stesso, scendiamo per la strada vecchia fino al vicolo che costeggia il ruscello, attraversiamo i giardinetti e torniamo per la via più lunga fino sotto casa di mia sorella, dove ci infiliamo nel vialetto buio che ci porta davanti al portone di casa. Non abbiamo incontrato nessuno, come al solito, ho approfittato della solitudine per scorrere la dashboard, come faccio a casa. Ve l’ho detto, ho un problema.

Nel vialetto buio scontro qualcosa col piede, guardo giù e c’è Jack che protegge con le zampe una palla scura e mi osserva preoccupato, come a dire “oh tipo, guarda un po’ dove cammini!”. Lo illumino col telefono, è un riccio. Se ne sta immobile in mezzo al passo aspettando che togliamo il disturbo per poter riprendere le sue faccende. Jack lo annusa, mi osserva, non capisco se vuole che lo metta al riparo o glielo sbucci.

Nel dubbio gli passo un dito sul dorso, leggero leggero, fra gli aculei, provo ad accarezzargli un fianco, ma non apprezza e cerca di proteggersi. Non si sente particolarmente minacciato, riesco ancora a vedergli il muso. Ha un nasone nero e un’espressione buffa, quasi quasi me lo porto a casa e gli offro un po’ di latte, penso, poi no, in un ambiente estraneo non si metterebbe di certo a mangiare, lascia perdere.

Sono lì per andarmene e passa mio cugino con la carriola, ci salutiamo, diciamo due cretinate, sto attento che non lo calpesti..

Poi arrivano tre rasta con lo zaino che proprio non ho idea da dove siano saltati fuori, parlano spagnolo, hanno un cane. Uno mi chiede il sesso del mio, gli dico maschio, sembra soddisfatto, mi dice qualcosa riguardo il cagnone nero che si portano appresso e intuisco che temeva uno scontro; poi vede il riccio, ride, borbotta qualcosa e mi dice “amigo, fuma erba?”. Siamo diventati subito amiconi, solo che io non fumo, lo ringrazio e se ne torna nell’oscurità da dove è venuto.

Torno a casa anch’io, credo sia venuto il momento anche per me e Jack di rientrare, e sono sicuro che anche il riccio ha di meglio da fare che assistere a queste simulazioni casalinghe di erasmus.

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Ciccio il riccio e One Eyed Jack

Pubblicato da

spassky

Pablog è l'identità segreta di uno scrittore premiato con un paio di nobel alcuni anni fa, ma di cui non si vanta in giro perché il primo l'ha ricevuto per un disguido postale e il secondo come riconoscimento per aver restituito il primo al suo legittimo proprietario. Però un giorno ne riceverà uno per il suo lavoro, ne è certo. Solo che sarà il nobel per la medicina.

E dimmelo, dai, lo so che ci tieni