centotre-e-tre n.7 Narcocorridos

Riassunto delle puntate precedenti:

Bruno Lauzi – Garibaldi
Peggy Lee – Why Don’t You Do Right?

Tony Bennett & Lady Gaga – The Lady Is A Tramp
Joni Mitchell – Chelsea Morning
Neil Young – Cortez The Killer
Banda El Recodo – El Corrido De Matazlan
Los Cuates de Sinaloa – Negro Y Azul: The Ballad Of Heisenberg

Eccoci di nuovo regolari, dopo la parentesi di sabato che ci stava e non ci stava.

Io ve lo dico, questa cosa del post tutti i mercoledì non può durare, che il 23 parto, e poi ho una grossa novità su cui sto lavorando, e probabilmente finirò per tornare a scrivere ogni tanto.

Chi ha detto “Meno male”?

Per il momento qui sto, e ancora a parlare del Messico. Grazie alla canzone della scorsa puntata posso dedicarmi ai narcocorridos, un genere che ha cominciato a prendere il largo da quelle parti.

Un classico esempio di cantante napoletano tricologicamente evoluto

Un classico esempio di cantante napoletano tricologicamente evoluto

Immaginate che un cantautore napoletano scriva una ballata che parla di un boss locale, uno vero, non uno inventato, e racconti di come a Scampia abbiano tutti paura di lui, e di quella volta che ha ammazzato uno spacciatore per occupare la sua zona e mettersi in luce agli occhi dei suoi capi, e di come da lì abbia cominciato la scalata al successo.
Io non lo so se esiste una canzone del genere in Italia, magari si, ma sono sicuro che ce ne sono diverse in Messico, in quella zona che si stende lungo il confine con gli Stati Uniti, il campo di battaglia dei narcotrafficanti.

Pare che la prima canzone dedicata a un boss della droga risalga addirittura al 1930, evoluzione dei corridos, le canzoni che raccontano episodi di vita reale. I primi si ispiravano alla rivoluzione messicana, poi è terminata, ci si è arrangiati con quel che c’era in cronaca, e negli ultimi vent’anni ci sono finiti i narcotrafficanti, figure entrate nell’immaginario collettivo non tanto come dei criminali, quanto come dei ribelli, costretti dallo stato cattivo a infrangere la legge, e sempre pronti a dare una mano ai contadini in difficoltà.

Non è così diverso da quel che succede a Scampia, dopotutto.

Gli interpreti di narcocorridos sono come i cantastorie che ancora puoi incontrare in Sicilia, col loro cartellone che racconta a fumetti le avventure del bandito Giuliano (ecco, vedi che qualcosa del genere lo avevamo anche noi?) e la chitarra ad accompagnare la narrazione. Degli osservatori.

E non posso parlare di osservatori senza citare il più importante di tutti, Uatu, che dal lato oscuro della Luna sta a fissare il nostro pianeta tutto il giorno, annotando mentalmente ogni cambiamento e non intervenendo mai, a causa di un giuramento fatto da quelli della sua specie tanti anni orsono.
Che poi mai è un concetto relativo, visto che s’è mostrato ai Fantastici Quattro un numero si e uno no, ed è anche stato processato per questo, e assolto con la promessa di non farlo più, ma tant’è è sempre lì che mette becco, ormai lo chiamano Uatu l’Intrigante, ritorna sempre, come i peperoni e Berluscone. Reed Richards e i suoi compagni escono di notte dalla porta sul retro del Baxter Building per non farsi beccare, ma non serve a niente, appena si voltano se lo trovano davanti: “Dove andate? Andate a combattere il Dottor Destino? Andate nella Zona Negativa? Sue, ho visto che ti sono venute le mestruazioni.”

Uatu vede tutto, anche i giornaletti porno sotto il letto della Cosa.

Vabbè, ma a noi che ci frega dei fumetti, stavamo parlando dei narcocorridos, testimoni di un mondo violento, che però certe volte li tira dentro e li paga per scrivere canzoni che inneggino (si dice inneggino? Io quando uso parole inconsuete e tempi difficili ho sempre paura di fare casino)

A cos’è che inneggiavano? Non lo so più, ho la testa piena di cose, meglio che la smetto.

Con questa canzone, dedicata a uno dei più grossi trafficanti del Messico, attraversiamo illegalmente la frontiera fino in colombia, dove il protagonista della simpatica canzoncina ha cominciato la sua carriera criminale.

Buon divertimento!

8 Comments

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E dimmelo, dai, lo so che ci tieni