Festival di Sanremo

Io che domani comincia il festival di Sanremo l’ho scoperto stasera. Dal mio limbo senza televisione non sono tanto preparato su quel che succede sui vari palinsesti, e ultimamente ho anche smesso di leggere i giornali. Ho una specie di piano: sono convinto che lo strato di realtà che ci circonda sia molto sottile, e che spingendo con sufficiente insistenza si può riuscire a strapparlo e a passare di là. Cosa ci sia di là non lo so, ma credo che si stia meglio, così mi sto impegnando per staccare ogni legame con questo piano dell’esistenza e vedere se mi riesce il trucchetto. Anche fare le lavatrici è un legame con la realtà, perciò ho smesso.

Con queste premesse non dovrei neanche cagarmelo il festival, ma è una di quelle cose che mi riportano all’infanzia, e il mio istruttore di irrealtà dice che devo assecondare i ricordi, aiutano a sganciarsi. Un professore di irrealtà è quella figura che ti insegna a strappare lo strato di realtà e passare nel mondo al di là; il mio è Gonzo del Muppet Show, se volete saperlo.

Quand’ero bambino ricordo che a scuola le mie compagne di classe guardavano tutte il festival di Sanremo, e la mattina cinguettavano emozionate con i professori commentando l’esibizione di questo e quell’altro. Mi ricordo che la Lucia si era innamorata di Luis Miguel e per una settimana non aveva parlato d’altro.

Io ci avevo provato a guardarlo il festival, mia mamma lo seguiva abitualmente, mi sedevo lì e lo guardavo, ma di solito mi sbriciolavo le balle al secondo minuto della prima canzone e tornavo in camera mia a giocare coi soldatini, perdendomi anche la comicità irresistibile del corvo Rockfeller.

Questa idiosincrasia nei confronti del festival non mi è mai passata, e se qualche volta sono riuscito ad assistere a qualche pezzo di serata è sempre stato in maniera incidentale. Ricordo una sera, era la finale e si aspettava il verdetto, e io stavo sul soppalco del Quaalude a bere una piñacolada con alcuni amici. Sullo schermo alle spalle del palchetto un Pippo Baudo gigante scherzava con la valletta in attesa dell’agognato responso, ma non si sentiva cosa le stesse dicendo di così arguto, i Clash sparati dalle casse a un volume da denuncia coprivano qualunque cosa. Capimmo chi aveva vinto quando salì sul palco a ringraziare, in lacrime. Non ricordo chi fosse, ma sono abbastanza sicuro che era una donna e che piangeva.

Forse ho assistito ad altre edizioni del festival, forse sono uscito con ragazze che adoravano Sanremo e non mettevano il naso fuori casa durante tutte le ventisette serate, obbligandomi ad andare a casa loro e subire il supplizio in silenzio, sperando di trascorrere il dopofestival nella clandestinità delle loro lenzuola, ma ho rimosso qualunque ricordo, anche quelli piacevoli, forse non ce n’erano.

Mi ricordo di un Beppe Grillo che insultava un giornalista che aveva intervistato un bambino che era stato sequestrato dai rapitori, e mi ricordo che poi in televisione non c’era più andato, e neanche il bambino, ma il giornalista si, e può darsi anche i rapitori, la televisione lasciava molto a desiderare già allora.

Comunque niente, volevo dire che anche quest’anno come i precedenti mi terrò a buona distanza da quella fetta di realtà fatta di rime baciate in quattro quarti, cercando magari di limitare l’accesso alla rete, che su questi eventi mondani ci batte più della televisione. Se non doveste vedermi più vuol dire che ho finalmente trovato quel che stavo cercando. Voi provateci lo stesso a passare da casa, può darsi che il mio corpo sia rimasto su questo piano dell’esistenza, Gonzo non è molto chiaro a questo proposito, e in quel caso potrei aver bisogno che qualcuno mi pulisca la bavetta dall’angolo della bocca.

Pubblicato da

spassky

Pablog è l'identità segreta di uno scrittore premiato con un paio di nobel alcuni anni fa, ma di cui non si vanta in giro perché il primo l'ha ricevuto per un disguido postale e il secondo come riconoscimento per aver restituito il primo al suo legittimo proprietario. Però un giorno ne riceverà uno per il suo lavoro, ne è certo. Solo che sarà il nobel per la medicina.

0 pensieri su “Festival di Sanremo”

  1. Io che domani comincia il festival di Sanremo l’ho scoperto da te adesso. E quando ero bambina lo facevo con mia sorella il festival di Sanremo. Strappavamo gli ibisco dal fusto e li usavamo per decorarci da vallette e cantanti.

    1. Pensa se poi ho capito male e comincia invece chissà quando e sto diffondendo inquietudine senza ragione e le borse ne risentono e crollano e il festival non lo fanno più perché le orchidee raggiungono delle quotazioni da paura e alla notizia Morandi si suicida come Tenco e i giornali non parlano d’altro per un mese intero e alla fine anche la politica non la segue più nessuno perché stanno tutti ad aspettare nuovi risvolti nella morte del cantante e allora Monti per attirare nuovamente l’attenzione su di sè fa naufragare il Transatlantico sui gradini di Montecitorio e si imbarca così tanto che tutto l’emiciclo destro finisce addosso a quello sinistro e allora si che si ha un vero ribaltone e gli italiani disapprovano questo reimpasto dei politici e scendono per strada coi forconi e tirano giù tutto e finisce come V For Vendetta che vanno a far saltare per aria il parlamento inglese perché era tanto che volevano visitare Londra e gli sembrava un’occasione buona.

  2. Qui mi si costringe a fare outing! Ebbene, lo farò: il festival di Sanremo è stato per me un appuntamento quasi improregabile per anni. Non tanto per la qualità delle canzoni ma piuttosto per la radiocronaca che ne faceva la Gialappa. Ho organizzato con degli amici anche dei gruppi d’ascolto per seguire l’imprescindibile evento.
    Ecco, ora potete anche togliermi dagli amici di facebook.

    P.s. Non amarmi perché vivo a Londra!

E dimmelo, dai, lo so che ci tieni