Parigi in pillole

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Cose da ricordare del primo giorno a Parigi:

  • il vecchietto grassottello con la faccia da barbone e il bastone verde per raccogliere la carta, che nel sottopassaggio di servizio alla Stazione Centrale di Milano non ha saputo indicarmi un bagno nei paraggi, ma mi ha suggerito di pisciare in un angolo qualsiasi, che non si meritano altro, aggiungendo poi: “E' una repubblica difficile”;

  • il guardiano che dentro la Basilique du Sacre Coeur mi ha beccato a fare foto al coro delle suore e mi ha sgridato con severità, chiedendomi di cancellare quelle già scattate. Alla fine mi ha lasciato tenere l'unica venuta bene, forse era solo un appassionato che soffre a vedere immagini sfocate. Magari non mi stava neanche dicendo “delete”, ma “d'èlite”, nel senso di “le migliori”, chissà;

  • la puzza di bruciato della crèperie accanto ai Jardins du Luxembourg, che mi si è attaccata alla giaccavento e mi accompagnerà fino al ritorno in Italia;

  • i mosaici di Space Invaders in giro per Montmartre, che forse non sono davvero quelli di Invader, ma una qualche imitazione;

  • il bar di Amèlie, perennemente affollato e il suo fruttivendolo, dove invece non passa nessuno;

  • la tomba di Degas al cimitero di Montmartre, dove la gente passa senza voltarsi e ti chiede con la faccia più drammatica che può dove sia sepolto Stendhal.

 

E comunque la creme brulèe al bar di Amèlie è più bella che buona, e soprattutto non ha la crosta da rompere col cucchiaino, che è come disegnare i baffi alla Gioconda.

L'albergo invece è bello pulito, anche se le camere sono piccole e spoglie. Se lasci una maglietta per terra te la ritrovi piegata, se ci lasci una penna la ritrovi sul tavolo allineata al quaderno, se non avevi il quaderno te lo procurano loro, e se gli strappi tutti i fogli e li spargi sul pavimento quando torni ci trovi tanti origami.

Il secondo giorno è dedicato al culto dei maratoneti morti, la mattina il cimitero di Père Lachaise a girare allegramente per tombe, il resto del giorno a marciare con passo da atleta avanti e indietro per il Marais, l'Ile De La Citè, il Quartier Latin e quell'area che va dall'Opèra a Tuileries.

Ecco un riassunto:

Jim Morrison ha uno sbirro a sorvegliarlo per l'eternità, e come contrappasso non c'è male;

va bene, Oscar Wilde, Chopin, Rossini e Yves Montand li conoscete tutti, ma la tomba di Camille Pissarro ha i gatti morti stesi sopra;

Invader ha invaso il Marais, quando ho visto il draghetto di Bubble Bobble avrei voluto abbracciarlo, ma all'alieno di Space Invaders fatto coi cubi di Rubik ero pronto ad abbracciare anche la sua religione;

dopo la terza visita al Centro Pompidou non ho ancora capito se mi piace o lo detesto;

Notre Dame è più bella di dietro, e neanche stavolta la coda mi ha convinto che valesse la pena andare a vedere i gargoyles;

all'inizio di Rue des Ecoles c'è un signore che ama Star Wars anche più di me;

l'ora blu a Parigi è un casino, dovresti essere sotto ogni monumento col tuo bel cavalletto già montato, o stare in città un paio di mesi a fare solo fotografie tra le sei e le sette;

le decorazioni natalizie non mi piacciono a Natale, a gennaio sono un fastidio, in Place Vendome un crimine;

ci sono ristoranti a Montmartre dove ordinare il dolce basco può garantirti sguardi cattivi dal cameriere indiano per il resto della cena.

Pubblicato da

spassky

Pablog è l'identità segreta di uno scrittore premiato con un paio di nobel alcuni anni fa, ma di cui non si vanta in giro perché il primo l'ha ricevuto per un disguido postale e il secondo come riconoscimento per aver restituito il primo al suo legittimo proprietario. Però un giorno ne riceverà uno per il suo lavoro, ne è certo. Solo che sarà il nobel per la medicina.

9 pensieri su “Parigi in pillole”

  1. metterealmeno  una foto no?
    ma quando trovi il tempo per scrivere?
    il fruttivendolo di amelie è antipatico e il suo aiutante anche di più, per questo non ci va nessuno….

  2. Le foto le metterò appena trovo un adattatore per il caricabatterie, che in Francia, nonostante secoli di ostilità, vanno le prese tedesche.
    Il fruttivendolo si chiama Alì, ma non ci ho parlato, non so dirti se sia un gran simpaticone. Il suo aiutante pare abbia entrambi gli arti.
    La crème brulèe è sciapa e non c'è la tabaccheria, ma le facce che fanno tutti appena entrano sono una meraviglia.

  3. Oh santo cielo, mi hai fatto venir voglia di tornare a Parigi (magari con un clima un po' più temperato, immagino che ora sia un discreto gelo).
    E sai che non ricordo di aver mai visto i gargoyle di Notre Dame? E' chiaro che sto invecchiando.

  4. Sei favoloso, Pablo… e concordo su Notre Dame… solo dopo almeno 7 anni di tentativi, un martedì inutile, trovammo deserto l'ingresso alle torri. All'epoca Tommy aveva 4 anni ed al rintocco della campana funzionante pensò che ci fosse davvero il Gobbo. IScappammo in tutta fretta.

  5. Eh no, niente adattatore, e le batterie finiranno presto. Mi sento come un naufrago su un'isola deserta con una radio mezza scarica. Si, qui sotto c'è un elettricista, ma ho la casa piena di adattatori, non voglio più aggiungerne..

  6. come faremo senza avere più notizie?????
    COMPRATE L'ADATTATOREEEEE!!!!

    (tralatro…ma quando tornate??? e soprattutto: avevate la lonely? c'è una venezia della francia nei dintorni di parigi da poter visitare per poi rimanere delusi???)

    Luci, l'amica dei cachi

E dimmelo, dai, lo so che ci tieni