vita da scrittore

Con uno slancio degno di Mennea senza scarpe ma con una tastiera passo il fine settimana a scrivere senza pause, manco mi fossi lasciato con la fidanzata o fossi in piena crisi mistica, e redigo un bel pezzone che spinge la storia avanti dibbestia, ma che magari poi a leggerlo uno se la passa maluccio, che alla fine scrivi scrivi ma gli ultimi tre capitoli solo solo dialoghi. Adesso mi prendo una pausa creativa e vado a scrivere dell’altro, oppure a leggermi due fumetti, oppure a giocare, oppure a fare qualunque cosa che non comprenda stare concentrato a ragionare, che con due donne sedute di fronte a raccontarsela è peggio che provare a scrivere stando seduto a cavallo della linea di mezzeria dell’autostrada qui sotto.

Vorrei giocare con ciessecinque, ma il pici grosso in giardino ha lo schermo troppo scuro e invece di mostrarmi la foto da elaborare finisco per guardare me seduto davanti alla tastiera, e qualunque tentativo di rielaborarmi fallisce miseramente. Uguale per i giochi, non si può giocare a Mass Effect sul pici piccolo, e non si può giocarci in giardino, e fa troppo una bella giornata di svacco per andare a chiudersi in casa.

Un’ultima nota: si avvicina minaccioso il momento in cui dovrò mollare qualunque attività e scendere a valle per il concerto di Buena Vista Social Club. L’idea di trascorrere due ore in compagnia di un’orchestra salsera mi fa venire voglia di imbalsamarmi.

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spassky

Pablog è l'identità segreta di uno scrittore premiato con un paio di nobel alcuni anni fa, ma di cui non si vanta in giro perché il primo l'ha ricevuto per un disguido postale e il secondo come riconoscimento per aver restituito il primo al suo legittimo proprietario. Però un giorno ne riceverà uno per il suo lavoro, ne è certo. Solo che sarà il nobel per la medicina.

Un pensiero su “vita da scrittore”

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