de que depende

La prima regola, nell’avere una dipendenza, qualunque essa sia, è negare di avere una dipendenza, come in Fight Club, perciò io no, non ho nessuna dipendenza, posso tranquillamente stare senza computer per un giorno o un anno e vivere comunque benissimo, e se è una bella giornata di sole, una delle prime calde assolate piacevoli giornate di primavera, io posso rinunciare senza alcuna fatica a stare in casa davanti al computer, preferisco uscire, sedermi al sole e scaldarmi, perdermi nei miei pensieri, magari scrivere, ascoltando il canto dei primi intrepidi uccellini mescolarsi con le grida dei ragazzini nel campetto di calcio del parroco.

Devo dire che da quando ho sostituito il mio vecchio pici con due comodi portatili riesco benissimo a fare entrambe le cose, e il fatto che in questo momento sia seduto in giardino a scrivere con la faccia al sole non denota alcuna dipendenza, ma solo il fatto che avevo un po’ di cose da annotare, e se non le faccio oggi poi mi tocca rimandarle ancora chissà per quanto.

Che poi non c’è tanta differenza fra il computer in giardino e lo stesso in salotto, tranne che l’orologio non ce l’ho in basso a destra sul monitor, ma è quello del campanile alla mia sinistra, e lo sfondo della scrivania è di plastica, bianco perché ci ho perso dieci minuti a pulirlo, che dopo tutto l’inverno sotto la neve era diventato di un colore indefinibile. Dietro di me, su ciò che resta della panchina di pietra, Jack si abbronza le balle e ogni tanto sospira soddisfatto, e anche El Bastardo mi gira intorno, che questo tavolino bello vuoto illuminato dal sole lo ispira parecchio.

Lo so, sarà una gioia effimera, sono le quattro e mezza, a occhio mi restano ancora dieci-venti minuti prima che i raggi spariscano dietro la casa di fronte, ma dopo tre lunghi mesi di gelo anche un minuto di sole pescato di sbieco vale molto.

E poi non vedevo l’ora di provare la copertura all’esterno del mio router.

Pubblicato da

spassky

Pablog è l'identità segreta di uno scrittore premiato con un paio di nobel alcuni anni fa, ma di cui non si vanta in giro perché il primo l'ha ricevuto per un disguido postale e il secondo come riconoscimento per aver restituito il primo al suo legittimo proprietario. Però un giorno ne riceverà uno per il suo lavoro, ne è certo. Solo che sarà il nobel per la medicina.

2 pensieri su “de que depende”

E dimmelo, dai, lo so che ci tieni