38th

Dopo la cena più sostanziosa del secolo mi concedo uno svacco sul divano col picino sulle gambe, che magari mi vien voglia di scrivere, nonostante Marzia che mi racconta del cagnaro che vuol comprarsi e i video che mette su e i saldi di non so che negozio e sua cugina che tira le patate ai gatti. C’era una ragione per cui me ne stavo in cucina quando volevo scrivere. Che poi neanche ne ho voglia di scrivere, il mio libro è lì che si annoia, gli altri mille racconti cominciati non proseguono, neanche traduco quelle tre pagine che mi hanno chiesto al lavoro, ma in quello ci metto anche un po’ di polemica, perché sono due tre giorni che mi rompono i coglioni per niente, e allora farglieli cagare quei tre fogli mi sembra il minimo. Sono anche molto stanco, ho la testa piena di cose, non c’è spazio per del sano cazzeggio, anche se lo so che mi servirebbe, da sempre scrivere mi aiuta a rilassarmi, mi libera delle tossine, mentre i miei coetanei si spaccavano di addominali in palestra io inventavo storie bellissime. È vero che poi loro beccavano carrettate di figa mentre io mi devastavo in bagno, ma anche questo alla fine serviva ad alimentare la mia fantasia, che trovava spazio in altri racconti ancora più belli. Alla fine del circolo vizioso loro hanno una rubrica telefonica di sei volumi, un fisico invidiabile, un’autostima di granito e un’esperienza sessuale che neanche Gionolms, io sono miope, sovrappeso e non esco mai perché non ho più amici.
Mi guarderò un film, và..

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E dimmelo, dai, lo so che ci tieni